La degustazione del mese

Questo mese ho degustato per voi…

Barbancourt Baretto Import – anni 1950 – Haiti – 40% ABV

Prezioso sample di un rhum agricole storico, procuratomi gentilmente da un amico. Trattasi di vecchio imbottigliamento del classico Barbancourt 3 stelle, che si ritiene risalente agli anni ’50, prodotto per il mercato italiano, con un adesivo sulla bottiglia indicante la Baretto-Import di Milano.

Degustare un rhum che ha molti più anni di me, mi porta sempre ad un momento di sincera commozione: mi sembra di entrare in contatto con la storia stessa, in formato liquido, del distillato, ed in qualche modo il mio orecchio interiore diventa più sensibile anche al vuoto, non solo al pieno, nell’olfatto e nel gusto, per poterne afferrare ogni minima sfumatura.

E’ un rhum che cola lentamente nel bicchiere, con tutto il peso di un incredibile colore cuoio invecchiato, mostrando una viscosità di materia tenace e molto grassa. Mi aspetto un naso molto profondo e “lourd” a questo punto: l’attacco è infatti deciso e penetrante, di noci e mandorle ben essiccate (quello che chiameremmo “rancio” in un vino maturato sotto la flor), ma la vita, oltre questa naturale secchezza, esce agile, a poco a poco, con accenni di amarene e frutti rossi, che si fan strada, dolci e quasi pronti per una bella marmellata, ma ancor acidi e guizzanti, cosa sorprendente dopo tutti questi anni, e non l’unica: l’altro, molto vitale, sentore, è quello delle erbe medicinali, balsamiche, quasi di montagna, che mi riportano alla mente uno sciroppo per la tosse oppure quelle caramelle per la gola in forma di pastiglia… In fondo, uno degli antichi aspetti di questo distillato, per il popolo ma sopratutto per la marineria, è sempre stato quello curativo, ed il collegamento mentale a quella temperie storica è, in questo modo, immediato. Non finisce qui, perchè questo rhum incredibile, sviluppa altri terziari interessantissimi, man mano che la sua sosta nel bicchiere si prolunga: è un naso eccezionalmente ricco, che sconfina in sentori “animali”, di cuoio, cioccolato amaro, caffè torrefatto, mentolo ed in sbuffi caroniani di vernice alla nitro. Non tradisce il palato, pur nell’estrema volatilità: si percepisce vivo e vibrante anch’esso, con un netto predominio delle spezie dolci (cannella, cumino ed anice stellato soprattutto), e questa mandorla amara e tostata che ci guida ancora verso mondi medicinali e balsamici del tutto inediti per me, eppure così antichi, ed ancora verso pepe, cioccolato e caffé bruciacchiato della moka. La retrolfattiva, interessantissima, mi riporta invece la freschezza dell’amarena e l’intensità del cacao.

Dopo qualche ora, nel bicchiere vuoto, sono le erbe medicinali a disputarsi, ancora, immancabilmente, il palcoscenico, accompagnate dal medesimo sentore di tostatura avvertito inizialmente. 

Un distillato potente e discreto, che svela le sue note molto lentamente, come un gigante lento e goffo in questo nostro mondo troppo veloce, fedele alla sua natura: un dagherrotipo della sua isola, Haiti, tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso. 
Emozionante!

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