La degustazione del mese

Questo mese ho degustato per voi…

Domaine de Bellevue, Rum Blanc Bio, 59% ABV, raccolta 2021

Siamo al Domaine de Bellevue, prima distilleria di Marie Galante per i volumi di alcol prodotti annualmente, situata nel nord dell’isola, in un contesto storico e naturale intatto e meraviglioso, dove si trova l’unico mulino a vento perfettamente funzionante ed integro dell'”Ile aux cent moulins”, che spiega ancora ogni giorno le sue ali per la gioia dei turisti. Bellevue è stata anche la prima ad iniziare il suo percorso produttivo verso un disciplinare interamente “biologico”, e l’unica delle tre distillerie storiche ad essere completamente “eco-positiva”, ma è stata l’ultima ad imbottigliare il suo “Rhum Bio”, creazione presentata solo lo scorso giugno, in occasione della visita dei giudici del Concours Mondial de Bruxelles a Marie Galante, evento che ha finalmente portato sotto i riflettori un terroir eccezionale, dove a tutt’oggi la canna da zucchero rappresenta una vera e propria monocultura.

Attesa ampiamente ricompensata perchè il distillato, presentato da Hubert Damoiseau, patron del Domaine, si rivela fine, riconoscibile e complesso: la stabulazione di 16 mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento (in soli 5023 esemplari), ne ha acuito carattere e profondità.

Secondo il protocollo, il rum Bio Bellevue viene prodotto ad inizio campagna, ad impianti perfettamente puliti, dal puro succo di canna da zucchero della sola varietà Blanche detta anche Caimite (B80-0689), varietà molto presente a Marie Galante, ibridata su suolo di Barbados, quindi perfettamente a suo agio sulle marne calcaree dell’isola: la canna da zucchero è rigorosamente tagliata a mano e portata velocemente in distilleria, dove la fermentazione del succo avviene utilizzando lieviti tradizionali, in 30 – 40 ore. Il vero segreto è, dopo la distillazione in colonne creole, proprio il riposo in acciaio prima della riduzione in grado a 59% ABV (Marie Galante è 59) e dell’imbottigliamento, per rendere al meglio la pienezza e la specificità aromatica di questo bianco dal cuore erbaceo e speziato. Va qui ricordato che non è solo la varietà di canna da zucchero, ma sono anche la parcella, la pendenza, l’insoleggiamento, la pluviometria, il fattore umano e la distilleria ad essere elementi determinanti: il rum agricole, proprio come un buon vino, è figlio della sua terra.

L’aspetto di questo rhum, nel bicchiere, è trasparente e cristallino, oleoso, e il peso sul polso è notevole. Lacrime dense scendono verso il centro del bevante: la sua complessità è ben annunciata.

Al naso è pulito e franco, di buona intensità: conquista subito con note di miele selvatico, mentre il suo cuore batte verso il lato erbaceo e floreale del tabacco, poi diventa inaspettatamente fresco e fruttato, su note di litchi e banana. Un lungo finale di vaniglia e zafferano invita a scoprire cosa ha in serbo per il palato: il sorso è morbido, caldo, ricco: attacco di crema alla vaniglia, lieve tocco vegetale di banana matura (fermentation matters), e un fin di palato sontuoso e lungo, dove sono protagonisti lo zafferano e l’anice stellato.

Il finale è lineare ed intenso: zafferano, tabacco, anice stellato sono lì, e restano a lungo a giocare con i miei sensi.

Verre vide: nota floreale, zafferano e tabacco sempre sotto i riflettori.

Rhum agricole diretto, espressione viva del suo terroir, dai toni intensamente “Bellevue”, erbacei e speziati: naso di originale complessità, forse superiore a quella del palato, con note perfettamente riflesse e legate soprattutto alla parte vegetale della canna da zucchero, seguita in un viaggio fotografico dalla fermentazione alla distillazione, e svelata soprattutto dal fiore di tabacco e dallo zafferano.

Provatelo in un ti-punch al Maracudja con un po’ di sciroppo d’agave, ma soprattutto fresco (mettetelo in frigo per mezz’ora) con pesce marinato in salsa di curry e zafferano (aggiungetene un po’ alla salsa), per una vera immersione in queste isole dove le spezie sono parte integrante della cucina e quindi della vita di tutti i giorni.

Per finire, chi mi conosce sa che non ho gran simpatia per i “protocolli biologici”, le certificazioni, e tutto l’armamentario: quello che conta per me è che questo rhum, e il rhum agricole in generale, sia prodotto rispettando e descrivendo nel miglior modo possibile il suo terroir: bio per me significa che la parcella e la canna da zucchero che vi risiede sono gestite secondo il loro ciclo vegetativo naturale, in relazione al suolo ed alla varietà, che gli steli di questa vengano tagliati a mano, a maturazione raggiunta, puliti e trasportati con cura in distilleria, per ottenere il miglior succo possibile, dalle mani dei planteur, fattore umano antico e fondamentale, e che quei planteur, per un’attività che richiede ad un tempo enorme sforzo e grande precisione, siano correttamente remunerati, per poter vivere del loro lavoro e dare continuità al mestiere, alla terra ed al prodotto finale. Infine, che il processo di broyage, fermentazione e distillazione sia altrettanto rispettoso di tutto ciò che è accaduto prima, e che possa trasmetterlo. Senza questi requisiti, che il presente rhum rispetta, inutile apporre simboli e certificati.

Anche il prezzo è super onesto: 18 euro spesi benissimo per un bianco che, con i suoi aromi, ti trasporta su Marie Galante, premia il lavoro di tante persone e la generosità di questa isola difficile e meravigliosa.

Santé tou moun!

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