La degustazione del mese

Questo mese ho degustato per voi…

Trois Rivières – millésime 1999, 42%abv

Petit Corona – Por Larranaga, Habana

Degustazione del mese d’eccezione, quest’oggi, per far seguito alla gentile intervista rilasciatami per Rum Club Italia da Jerry Gitany, e per risollevarci il morale, in questi giorni cupi.

Due protagonisti s’incontrano sotto i riflettori: il primo, un rhum agricole che amo particolarmente, in un vintage di grande spessore.

Il secondo, un sigaro che amo altrettanto, da molto tempo, come fosse fatto su misura per me: un petit corona di Por Larranaga, una delle più antiche manifatture di sigari in Cuba.

Il Trois Rivières in questione è uno dei quattro imbottigliamenti esistenti di quell’annata, particolarmente qualitativa in Martinica, e si pone nella scia dei grandi imbottigliamenti Vintage inaugurati negli anni settanta da Martini e Rossi: l’ultimo 1999 è uscito giusto quest’anno ad opera di Daniel Baudin, ed è quello che è rimasto in botte più a lungo. Questo, invece, epoca Groupe BBS, ancora agli inizi, non è nato dalle sapienti mani di Daniel, ed è un blend di rhum che non hanno sostato in botte che 6 anni, anche se lui ricorda questa edizione e me ne ha parlato diffusamente. Trovato ad un’asta, non ho esitato: è stato uno dei motivi che hanno spinto Daniel a riblendare botti del 1999, e farne l’ennesimo capolavoro.

Il rhum è color oro, terso e brillante nel bicchiere, piuttosto viscoso, quasi come miele: classica gradazione TR di 42% abv, scende lento, costante, e pesa sul polso. La materia è viva ed evidente. Al naso è diretto sulla frutta maturissima, a polpa gialla, come pesca e mango, e sui canditi di scorza d’arancia, per spingersi sino a note scure, di spezie (chiodo di garofano soprattutto), terra umida, tabacco, leggero incenso e iodio marino, tipica firma dei rhum Trois Rivières. Note fredde e calde insieme, che danno fascino e movimento, e disegnano già il palato, dove la frutta scompare quasi subito, per lasciar spazio ancora a note speziate, marine, e, infine, elegantissime, di the nero oolong e cioccolato amaro. Un tripudio di terziari che riesuma, solo nel retrolfattivo, la reminiscenza vegetale della canna da zucchero, lì viva e presente, insieme allo iodio ed al chiodo di garofano.

Il cerchio di questo 1999 si chiude in modo quasi perfetto, ma, forse, avrebbe meritato una maggiore complessità al palato, che Daniel raggiungerà giocando ancora di più sull’invecchiamento calibrato, per la sua edizione: per questa sua piccola pecca, e per la sua natura speziata ma morbida, azzardo l’abbinamento al petit corona di Por Larranaga, un parejo “piccolo” per diametro e lunghezza, ma intenso, elegante e molto equilibrato: all’inizio il sigaro mi è sembrato un po’ “chiuso” e poco rispondente alle note esuberanti e più evidenti del rhum, ma, pian piano, sono stata contenta di ritrovare la stessa trama, in equilibrio tra la dolcezza quasi di vaniglia del tabacco, e la punta appena piccante della speziatura, che era già stata introdotta dal rhum, anzi, a sorpresa, anche qui la nota marina e sapida ha fatto infine capolino, incalzata da quella del distillato.

Verre vide: chiodo di garofano, tabacco e iodio

Aftertaste del Por Larranaga: spezia dolce, miele e iodio

Nell’insieme, un’esperienza interessante, che ha reso completo e profondo il rhum anche al palato, e più “cremoso” un sigaro già molto equilibrato, suadente e molto fine, sino al terzo tercio: decisamente un buon incontro.

Santé (y buen puro) a tutti!

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