La degustazione del mese

Questo mese ho degustato per voi…

Appleton, Hearts Collection, 1994 – 1995 – 1999

Il 19 Novembre scorso, in una serata esclusiva per Rum Club Italia, Joy Spence, Master Blender, cuore pulsante e mente pensante di Appleton Estate, insieme a Luca Gargano ed a Ian Burrell, ha presentato in Italia la Appleton Hearts Collection, una gamma in edizione limitata (ed in prima mondiale) di tre single marks 100% pot still rum, distillati nei Forsyths di Appleton, e messi a riposo negli chais di Nassau Valley. Trattasi di tre imbottigliamenti vintage che rispecchiano l’eccellenza ed il savoir-faire della distilleria: 1994, 1995 e 1999.

Appleton Estate è la Giamaica che non ha bisogno di presentazioni: la distilleria posta nel cuore della più antica piantagione di canna da zucchero dell’isola verdeoro, quella con lo stock di botti in invecchiamento più cospicuo su suolo giamaicano, quella con la prima Master Blender donna della storia del rum, una donna che ha fatto della passione per questo distillato una ricetta d’amore da condividere con il mondo, la stessa donna che, con un piccolo cuore disegnato, ha selezionato le botti giuste per questa inedita operazione, insieme a Luca Gargano, che con lei questa passione la condivide da sempre.

Sembra che Luca e Joy, seduti al tavolo per selezionare botti e marks per la gamma, abbiano scelto gli stessi tre rum come loro preferiti, quelli che oggi ho davanti, e che ho già degustato altre due volte, perché i rum cambiano, una volta aperte le bottiglie, eccome. Per questo, se mai dovesse capitarvi tra le mani un sample, spero per voi che sia sufficiente almeno per una seconda degustazione: è sempre necessario, ma soprattutto in presenza di creature come queste, con almeno venti anni di tropical ageing sulle spalle.

La confezione in mio possesso è stata gentilmente offerta da Velier a Rum Club Italia, ed è quella con le tre bottiglie da 20 cl. (di cui sono stati prodotti solo 300 esemplari, lucky me!): successivamente è uscita, sempre in edizione limitata (3000 di ogni rum, in tutto), la serie ufficiale con le classiche bottiglie scure da 70cl. Etichetta bianco crema con scritte nere e blu, molto elegante ed un po’ retrò, informazioni complete persino della quota totale di congeneri, e look esclusivo, a rendere appealing anche il package.

Andiamo per ordine, partendo dalla più anziana tra queste tre meraviglie: sic itur ad astra, direbbe il mio conterraneo Virgilio.

Appleton 1994, 26YO, 60% vol., 1184 g/100 congeners

Un elegante ed attempato signore in abito di lino che fuma un sigaro cubano in un caffè di Kingston, così lo descriverei: volute di fumo alla vaniglia si liberano dal bicchiere, accompagnate dal tono dolceamaro di un’arancia candita, dal chiodo di garofano, dalla cannella e dal caffè. A tratti qualcosa di pungente gli restituisce più vita del necessario: forse pepe, forse zenzero. L’esperimento della goccia d’acqua, fatto alla seconda degustazione, sortisce dal bicchiere anche qualcosa di acido e mentolato, e, meraviglia, l’incenso. Il palato è molto centrale, tutto giocato sui toni del fumo, della crème brulée alla vaniglia, e della scorza di un grande agrume, un po’ amarognolo, per spingersi sino al cioccolato fondente, altrettanto amaro. Il vascello di legno in cui era contenuto ha lavorato e plasmato a lungo questo gentleman: la palette di terziari è davvero imbarazzante per vastità. Un ottocentesco viaggio ai tropici, ma in cabina di prima classe. Ci tornerò ancora.

Verre vide: scorza di arancia amara e vaniglia bourbon

Appleton 1995, 25YO, 63% vol., 1440 g/100 congeners

Si cambia registro, con un solo anno in meno, ma un abisso in mezzo: paragone difficile da trovare, un rum che al terzo assaggio per me è ancora sfuggente. Sicuramente un tizio complesso e un po’ psichedelico, rebel rebel: il naso, che alla prima degustazione ho trovato polveroso, successivamente si è spostato verso toni delicati e floreali, mentre in successione, la frutta tropicale, anche in forma di confettura, si fa sempre più spazio, arrivando, in terza degustazione, all’agrume candito, persino alla caramella di frutta, con qualcosa di molto simile alla crema inglese per accompagnarla, non senza un pizzico di cannella. La nota di fumo e “polvere” resta, ma molto sommessa. Un naso molto affascinante, in equilibrio instabile, che cambia moltissimo e merita mille altre “passate”. Al palato è un rum che ho trovato scontroso e riservato: dritto e secco, come se aspettasse ancora il momento buono per aprirsi, alla terza degustazione mi ha portato molto verso il cioccolato amaro, con i suoi tannini e la sua astringenza: è qui che il legno ha disegnato il suo corpo. Secchezza, acidità, amertume. Con l’acqua tira fuori un’inedita noce pecan, ma per me resta una creatura misteriosa e poco socievole. Parapendio: tornarci, ci torno, ma con tutta calma e cum grano salis.

Verre vide: meraviglioso, il migliore dei tre! Fiori secchi, un turbine di spezie e tabacco, scorza di arancia amara, o forse chinotto.

Appleton 1999, 21YO, 63%vol., 855 g/100 congeners

Il ventunenne in questione, che in realtà tanto giovine, rumisticamente parlando, non è, è diventato il mio beniamino tra i tre: un rum che, ad averne una bottiglia intera davanti, finisci in una serata con gli amici. Potrei definirlo il Gavroche della situazione: un ragazzo giocherellone, ma pieno di risorse ed assai complesso, anche se apparentemente più easy dei suoi fratelli maggiori. Naso fascinoso che apre, anche qui, con una vellutata parte floreale, poi si fa dolce e torbido, scorza d’arancia a go go, spezie, e così tanto cioccolato amaro da finire in una tostatura come di caffè. Tutto sommato cose già apprezzate, nel 1995 perlopiù, ma è al palato che questo rum mi guadagna in simpatia e freschezza: come avere un tartufo al cioccolato fondente che si scioglie lentamente al centro della bocca ma anche una bellissima, sferzante acidità di agrume che fa salivare, e scioglie il nodo scuro di cioccolato e spezie in un cocktail di frutta tropicale aspra, ed infine in una lunga, strepitosa, scia di menta un po’ piccante, non pervenuta negli altri due, che fa apprezzare ancor più tutto il resto, e lo rende snello, vivace, completo. Una goccia d’acqua rivela la parte più grassa e “nutty”, ed esalta ancor più la sensazione mentolata. Una rinfrescante nuotata in compagnia nelle acque turchesi di Runaway Bay, da rifare mille volte.

Verre vide: ancora fiori, e tanta tanta scorza di arancia.

Ringrazio, questa volta con tutto il mio, di cuore, Joy e Luca per queste tre meraviglie in bottiglia, e Rum Club Italia per aver realizzato il mio piccolo grande sogno di poter sentire dalla loro viva voce la storia di Appleton e di questa magnifica selezione.

A tutti noi, auguro un nuovo anno di momenti condivisi finalmente dal vivo.

Cheers and good health!

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