Maggio 2021

Appleton Estate – 8 e 15 anni, i nuovi giamaicani che segnano il passo

Interrompo la mia serie di degustazioni del mese dedicate ai rum bianchi per un passaggio meraviglioso e dovuto in terra di Jamaica, stavolta clamorosamente puntuale con l’inizio di questo, per ora piovosissimo, Maggio, che per tutti noi del settore vuole dire una sola cosa: riaperture e nuovo inizio, dopo più di un anno di pandemia. La pioggia non ci fermerà.

Veniamo all’occasione, di quelle da segnar bene in calendario: lo scorso 7 Aprile il mio fratellone Marco Graziano (Le Vie Del Rum), insieme a Luca Casale, coordinatore della Campari Academy, ha presentato ad una vasta platea di rum lovers italiani, in diretta Youtube, i nuovi gioielli di casa Appleton.

Munita di un magnifico cofanetto blu, creato da Appleton e Campari per l’occasione, contenente una dose onorevole dei quattro blasoni di famiglia, 8, 12, 15 e 21 anni, ed un bellissimo Glencairn serigrafato con l’elegante nuovo logo Appleton, confesso che sono arrivata all’evento già ben edotta, perché qualche giorno prima non ho resistito ad una piccola degustazione privata.

Marco e Luca ci hanno trasportato con un volo speciale nella Nassau Valley, tra verdi colline, fiumi e sorgenti d’acqua, terroir fenomenale per la crescita di una canna da zucchero rigogliosa e naturale, primo ingrediente di una melassa, e poi di un rum, di gran qualità.

Oggi Appleton Estate, che distilla dal 1749, possiede 11 ettari di canna da zucchero, declinata in dieci varietà, da cui produce i rum che escono con il major brand Appleton Estate, mentre per i rum etichettati come Jamaican si utilizza canna da zucchero da conferitori esterni, con grande cognizione di causa e grande fedeltà al concetto di terroir, espresso come filiera univoca. I volumi sono cospicui, come immaginerete. Segue la fermentazione in tank a cielo aperto, con lieviti selezionati, senza utilizzo di mockpit e dunder, quindi volutamente eliminando l’effetto high ester tipico di altri noti brand giamaicani, e la distillazione, parte in Coffey still e parte nei 5 grandi double retort da 22.000 litri ciascuno, per darvi l’idea solo secondi, nel panorama rum odierno, e per capienza singola, ma non globale, al grande pot indiano da 25.000 litri di Clarendon, restando sull’isola.

I singoli marks da distillazione vengono in seguito fatti maturare separatamente, tutti su suolo giamaicano, in warehouse distinte, ed in botti ex-bourbon (recentemente, con l’acquisizione nel gruppo Campari di Wild Turkey, anche con più ampia disponibilità e tracciabilità dei barrels). Solo successivamente, al termine della loro maturazione, è Joy Spence, prima Master Blender donna ad entrare con grazia e competenza nel mondo tutto al maschile del rum, ad operare la vera magia.

Joy è alla guida del grande vascello Appleton dal 1997, ed ha siglato più di 30 anni di successi, difficilmente ripetibili da chiunque, che si possono, in modo del tutto riduttivo, sintetizzare in due rum iconici, il 50 anni dedicato all’indipendenza della Jamaica, ed il Joy, un blend di rum invecchiati almeno 25 anni, uscito in occasione del suo ventesimo anniversario come Master Blender. Joy, che ho avuto a suo tempo la fortuna di intervistare per Rum Club Italia, trasmette conoscenza, amore per il rum ed urgenza di ricerca e continuo miglioramento in ogni parola ed in ogni sua creatura, oltre ad una innata empatia e disponibilità, sintomi di una grandezza di spirito fuori dal comune.

In questo mio piccolo contributo analizzerò le due referenze che, a mio avviso, hanno davvero segnato il cambio di passo, per motivi di completo “restyling” o vera novità, tra le quattro proposte in degustazione.

Appleton Estate Reserve, 8 anni (minimum age), 43% abv

Versato nel Glencairn, questo rum dalla stoffa serica, color ambra scura, e dalla densità notevole, si propone come evoluzione del classico Reserve Blend, già noto al grande pubblico. Cambia la bottiglia, che diventa più snella, cambia l’etichetta, con una veste grafica che traduce in eleganza di linee la lussureggiante natura della Nassau Valley, e pone in evidenza la firma di Joy, cambia la gradazione, che diventa (come per gli altri prodotti) 43% ABV, ma cambia, soprattutto, il liquido: il naso è dirompente, ricco e molto agricole style, con spezie corroboranti, come cannella, pepe e muscade, frutta a guscio, soprattutto mandorla, piacevole indizio di cioccolato al latte a provocare contrasti, ed un tocco di salamoia che lo rende inusuale e profondo. In bocca la sapidità è la prima nota in evidenza, eccezionale nastro trasportatore di spezie, sempre con la cannella ben in evidenza, di una bella rotondità di torta di mele appena sfornata a metà palato, ed infine di una cospicua dose di scorza di arancia amara, timbro ineffabile di Appleton. Il gioco di chiaroscuri è piacevole, lungo e stimolante. I 43% ABV gli donano un sacco.

Passo avanti deciso e senza tentennamenti nel senso della complessità e dell’eleganza, l’8 anni si autoelegge vera, e nuova, porta d’ingresso per il mondo Appleton e dichiarazione esplicita, caso mai ve ne fosse bisogno, dell’abilità di Joy.

Verre vide: la cannella e la scorza d’arancia sono lì che giocano a rimpiattino, e restano vive nel bicchiere per un bel numero di ore.

Appleton Estate Black River Cask, 15 anni (minimum age), 43% ABV

Assoluta new entry, ed edizione limitata, disponibile in Italia a giorni ormai, anche questo rum da coup de coeur uscirà a 43% ABV, nella nuova bottiglia e veste grafica, con il nome “Black River Cask”, in omaggio, ancora una volta, al terroir della Nassau Valley: il “fiume nero” cui si fa riferimento, attraversa la vallata e deve il suo nome ad alcune alghe ed erbe che lo popolano sul fondo, e, decomponendosi, ne determinano il colore scuro. Durante il suo corso forma tanti piccoli e meravigliosi specchi di acqua turchese, ben descritti da Marco, che abbeverano le piantagioni di canna da zucchero, e, con la loro abbondanza, costituiscono un preziosissimo ingrediente anche per la diluizione della melassa in fase di fermentazione, e, successivamente, del rum.

Nel bicchiere il peso è notevole, ed il colore è leggermente più scuro ma nel senso dell’oro rosso, rispetto all’8YO, dichiarazione d’intenti di una materia ben diversa già alla vista: al naso l’attacco è molto più sornione e meno guizzante, quasi pacato. Decido di attendere una ventina di minuti, anche in funzione di quell’annunciata complessità, che, a piccoli passi, si rivela. Arrivano, per prime e poco per volta, note grasse e dolci di pasticceria, direi di pastafrolla, con tanti canditi all’arancia, poi effluvi di cioccolato che da latteo diventa sempre più scuro col passare del tempo, fino alle fave di cacao ed al caffè, supportato, ancora, dalla cannella, da un’inedita pungenza erbacea e balsamica, ed infine da un lungo e meraviglioso finale d’incenso e legno di sandalo. Più che un naso, una cattedrale di note in perfetto crescendo, che anticipano un palato altrettanto affascinante, di avvolgente sfericità: di nuovo è la dolcezza ad aprire le danze, con il croccante alla mandorla, l’oleosità del cioccolato e della scorza d’arancia a far da sparring partner, ed una bella freschezza di erbe amare tipo bitter a chiudere un percorso di gran raffinatezza e precisione.

Un rum dai mille volti, da assaggiare e riassaggiare, di cui avrei voluto avere una dose extra, e che, a mio avviso, vince a mani basse sul sempiterno 21YO per finezza e bevibilità. Non vedo l’ora che sia disponibile!

Verre vide che dispensa a lungo note di arancia, cacao ed ancora quell’inusuale, bellissimo, sbuffo d’incenso…

Nel cofanetto, insieme a queste due meraviglie, anche un 12YO che rivisita in chiave moderna il vecchio Rare Blend, e il grande classico 21YO, che resta comunque una delle referenze più amate e bevute dell’universo Appleton.

Ringrazio Marco e Campari per il magnifico regalo e l’emozionante momento della presentazione, e dedico questa degustazione del mese alle donne che, nel mondo del rum, stanno facendo la storia, non solo del loro brand, e la vera differenza: oltre all’immensa Joy Spence, voglio ricordare Trudy Ann Branker di Mount Gay, Margaret Monplaisir di St. Lucia Distillers, Virginie Pouppeville, ex Trois Rivieres e La Mauny, Stephanie Dufour di Rhums Dillon e Depaz, Karine Lassalle di JM, e tutte le altre, qui non citate, che ogni giorno rendono più ricca di competenza, garbo e bellezza la grande famiglia del rum.

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