Rumrunner/Vinitaly 2019

Piccolo detour quest’oggi, per portarvi dalle spiagge caraibiche all’affollata Verona, nell’ultimo giorno di questo Vinitaly 2019.

Degustazione guidata dai due guru Paolo Massobrio e Marco Gatti, di tre piccole pepites, e meglio non potrei dire, provenienti rispettivamente da Liguria, Trentino e Toscana.

I tre vini sono promesse, come i loro produttori, per l’Italia enologica buona, quella dei giovani che fan propria la nostra grande tradizione, la interpretano, la modernizzano. Young to young, insomma, con buona ragione.

La prima cantina presentata alla nostra bella platea di giornalisti che parlano di giovani ai giovani, é Cà Du Ferrà, di Bonassola (Spezia): storia del recupero di un territorio magnifico e storicamente eroico per le vigne, come quello tra Levanto e le Cinqueterre, ben condotta da un giovane paladino di 32 anni, Davide Zoppi, che, dopo 50-60 anni di abbandono, ha recuperato e reimpiantato a vigneto una magnifica balconade sul mediterraneo ch’era ormai preda di rovi ed agavi. Lasciando un percorso lavorativo ben piu’ sicuro (Davide si era laureato in Giurisprudenza), ha scelto di seguire questo sogno, duro ma bellissimo, ‘Luccicante’ come il suo vermentino, sale sapido della sua terra, erbe balsamiche, timo. Forse figlio di tanta tecnica, ma che figlio: un vino dal colore chiarissimo, dal naso intenso di erbe officinali, fiori bianchi e resina, lunghissimo, con note di sale e balsamicità molto piacevoli.

Passiamo, subito dopo, all’estremo Nord Italia, nella Valle di Cembra, dove un gruppo di ragazzi decide, in amicizia, di conferire terreno in una piccola società: si tratta, anche qui, di viticoltura eroica, come nel caso precedente. Terreni scoscesi da riterrazzare, per scommessa e virtu’, per recuperare quelle terrazze a secco, patrimonio di un’Italia vinicola d’antan. Il progetto si chiama Corvée, in onore di chi lavorava su quelle terrazze in turni interminabili, negli anni addietro. Il vino in questione é da uve Muller Thurgau, vitigno piuttosto mal considerato in questi ultimi anni. Questo pero’ é un Muller atipico, elegantissimo. Un vino di quota, paglierino scarico con una gran promessa di frutta acida e mineralità, che il palato conferma. Il Muller a 650 mt/slm dà il meglio di sé in eleganza e persistenza. In piu’ il vigneto da cui si produce questo é un cru (Viach), selezionato per la sua altitudine, esposizione perfetta ad est, a catturare la luce blu dell’aurora, ed il terreno minerale, di porfidi. Tutto questo arricchisce un patrimonio terpenico quasi sconosciuto ai Muller che normalmente ci troviamo a degustare… Chapeau!

Ultimo giovane in degustazione, proveniente da un territorio tra i piu’ ineccepibilmente classici, Toscana, Montalcino, luogo di cui si é già detto tanto, forse troppo. Il vino poi é un Brunello, apoteosi della classicità, verrebbe da dire a chi cerca la solita marmellata di amarena, il vaniglione, il balsamico. Ecco, questo di Padelletti é invece un Brunello scorbutico, selvatico ed estremamente moderno: si tratta di una riserva da una grande annata, la 2012, poi. L’azienda é giovane, ma con radici antiche: l’esposizione a nord est ci dona un vino dalla bellissima veste rubino, con riflessi granato, dal naso piuttosto classico ma con terziari molto interessanti, oltre al solito frutto nero in marmellata: sigaro, cioccolato fondente, boisé… la botte grande (30hl e non di primo passaggio), ne accarezza il pelo un po’ ispido, ma il tannino ancor vivo e l’acidità, delineano un ritratto ancora adolescenziale. Ad maiora, é il caso di dire.

Tre giovani produttori da seguire con attenzione, ed una Italia del vino fatto dai giovani che ci fa ben sperare!

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