Flor De Caña, Storia di famiglia

Nella mia modesta boite à rhum confesso di non possedere un gran numero di esemplari provenienti da zone di retaggio ispanico: non è il mio gusto, ed il mio interesse è rivolto soprattutto ai momenti storici precedenti all’avvento dell’utilizzo dei grandi impianti a colonna multipla che oggi si trovano quasi ovunque in quei luoghi. È stata una storia sofferta e rapida, quella delle colonie ispaniche, quasi una corsa contro il tempo per soddisfare un mercato che sempre più chiedeva il sogno cubano, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso.

Le ragioni storiche sono un punto dominante che allaccia indissolubilmente la storia del rum ad eventi precisi, e molti dei rum che ricerco fanno parte di quei nodi storici, oltre ad essere, quasi sempre, bottiglie che mi piacciono per la ragione più squisitamente legata alla natura del rum, quella conviviale: una di queste bevute conviviali, semplice, apprezzata e condivisa, è Flor De Caña 12.

Flor de Caña è un brand molto legato alla storia del suo travagliato paese, il Nicaragua: una storia di famiglia legata alla Storia con la S maiuscola, che inizia nel 1890 a Chichigalpa, dipartimento di Chinandega, a circa 100 km da Managua.

È qui che Francisco Alfredo Pellas inaugura, su suolo vulcanico e fertile, una grande piantagione di canna da zucchero, un primo mulino per la produzione di zucchero e melassa, e poco dopo, una prima distilleria che, nel 1937, diviene organismo indipendente di peso nazionale, animando la Compañia Licorera de Nicaragua, e godendo di una nuova strada maestra per i commerci verso gli Stati Uniti, grazie all’apertura del Canale di Panama.

Oggi, 130 anni dopo, l’azienda è guidata dalla quinta generazione della famiglia Pellas, che è rimasta saldamente in sella al bizzarro destriero della sorte, sopravvivendo a dittature, guerra civile, crisi economica e catastrofi naturali: il marchio Flor de Caña, simbolo degli inizi e del legame con un terroir difficile e meraviglioso, è divenuto uno dei più riconosciuti marchi di rum dell’America Centrale e del mondo, rispettando, ancora oggi, quel concetto di filiera che gli è stato proprio sin dagli esordi, e che di quel terroir fa parte: i rum prodotti in acienda sono ottenuti infatti da melassa di canna da zucchero di proprietà, prodotta dall’adiacente Ingenio Azucarero San Antonio. Il processo di fermentazione avviene ugualmente in loco, così come la distillazione, in un moderno impianto a sei colonne, e, sigillo finale, l’intero processo di invecchiamento: i distillati riposano in piccole botti di rovere bianco americano ex-bourbon da 135 lt., in magazzini condizionati a 28° di temperatura, per mitigare la parte degli angeli che in questo modo viene contenuta al 7% annuo.

La filiera di produzione è, oggi, dichiaratamente all’insegna della sostenibilità, ed è certificata Fair Trade e Carbon Neutral: la canna da zucchero è coltivata in modo organico, la CO2 frutto del processo di fermentazione viene totalmente riciclata ed il processo di distillazione si avvale di energia rinnovabile; infine, la lenta maturazione dei rum è stretto compito del tempo e delle circostanze, nulla viene aggiunto, né zucchero né agenti coloranti.

Flor de Caña Centenario 12 Single Estate è la soglia d’ingresso ai rum Ultra Premium dell’azienda, e 12 rappresenta l’età media dei distillati presenti nel blend, a ricercare un profilo aromatico sempre coerente con lo stile di questo “giovin signore” che vuole essere complesso ed elegante, ma anche tremendamente easy drinking: la bottiglia è distintiva, si passa dalla classicità verticale del 7 Gran Reserva, a questo quasi-fiasco rettangolare ed ampio, molto d’impatto, che concede alla luce largo spazio per attraversare l’ambra rossastra e calda del rum. Il contrasto con il blu intenso dell’etichetta, molto fluida, contenuta e non invadente, è particolarmente azzeccato, così come il logo dorato, insieme tradizionale nel carattere e moderno nelle proporzioni. Il magnifico tappo in sughero suggella un packaging davvero riuscito, che inizia dalla scatola contenitore, tutta in blu notte, con il logo in oro che campeggia sul rilievo del vulcano di San Cristobal, situato a soli 5km dalla distilleria.

Nel bicchiere da degustazione, il nostro 12 anni è un rum dai bellissimi riflessi ramati e brillanti, con una lente spessa che si muove fluida e armoniosa quando inclino il bicchiere, e lacrime che ricadono lente e pazienti verso il fondo.

Il naso è un goloso andirivieni di miele, caramello e fruit à coque, soprattutto nocciola e noce pekan, anche un po’ tostate, che si srotola elegante su un tappeto di spezie sia dolci, come vaniglia e cannella, che profonde, come chiodo di garofano e muscade. L’ultima nota che percepisco è scura, ed è polvere di cacao, che preannuncia un rum secco e tonico anche al palato: qui, la dolcezza del miele è presente ma temperata dal vigore delle spezie e dalla grassezza della parte “nocciolosa”, mentre fa capolino, a metà palato, una sensazione fresca, come di buccia di arancia amara. La chiusura è leggermente astringente, non lunghissima, sempre sulla falsariga della polvere di cacao, forse anche del caffé.

Nel verre vide, che recupero dopo un paio d’ore, è rimasta imprigionata la nota scura del cacao, insieme al chiodo di garofano ed alla noce moscata.

Un rum decisamente duttile, secco, pulito, piacevole sia neat, magari in compagnia di un sigaro della medesima provenienza, che miscelato, ad esempio in una variazione di Old Fashioned, senza ciliegina a guarnire ma con una scorzetta di arancia e poco ghiaccio.

Oltre a questi innegabili pregi, ciò che trovo importante, soprattutto oggi, è il ruolo di Flor de Caña per il futuro sostenibile del Nicaragua: la distilleria, oltre a dichirarsi carbon neutral e ad occuparsi del rimboschimento attivo del territorio, si fa carico dei suoi dipendenti come una vera e propria famiglia, garantendo scolarità alle giovani generazioni sin dal 1913, ed assistenza medica dal 1958, ed è in prima linea da sempre nella lotta alla povertà del paese. L’aspetto dell’assistenza medica ai dipendenti, che può sembrare un fatto laterale, è in realtà centrale, in un luogo coinvolto, da qualche anno, insieme a El Salvador, Guatemala e Honduras, dallo scandalo della misteriosa malattia dei tagliatori di canna da zucchero (Chronic Kidney Disease unspecified, CKDu), che ha portato molta sofferenza e morti improvvise, sembra legate alle condizioni dei suoli ricchi di metalli pesanti rilasciati dai pesticidi, piuttosto che alla qualità dell’acqua consumata durante il lavoro nei campi. L’inchiesta è ancora in corso, ma è indubbio che Flor de Caña abbia preso posizione netta a favore della salute delle terre in cui è coltivata la sua canna da zucchero ed ancor più dei dipendenti che vi lavorano.

Per chiunque fosse curioso di provarlo, il Centenario 12 Anni Single Estate è oggi in vendita sulla piattaforma Spirit Academy ad un prezzo davvero competitivo per una bottiglia che contiene tanta storia ma soprattutto tanto futuro.

Alla vostra salute!

Un pensiero riguardo “Flor De Caña, Storia di famiglia

  1. Una completa descrizione della distilleria, una istruttiva cronologia storica, una chiara esposizione del prodotto, una ottima e compressiva degustazione.
    Complimenti.

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