Alambicco discontinuo, il nuovo ritratto dell’agricole in Gwada: Papa Rouyo, Goyave

Giro distillerie post Covid molto proficuo quest’anno, nella mia Guadalupa del cuore, e con la compagnia di un’amica altrettanto del cuore e sufficientemente nerd, Virginie Pouppeville, così da assicurarsi discorsi medi che vagavano su tempi di fermentazione e plateau di distillazione, senza farsi mancare cibo, rhum, vino e tante belle cose da vedere.

Uno degli obiettivi strategici, dopo i primi giorni di assestamento e le distillerie mitologiche di rito, è un piccolo, nuovo gioiello imprenditoriale nato a Goyave, Basse Terre, su iniziativa di Joris Galli, già proprietario di un microbirrificio artigianale, Lekouz, padre di interessanti birrette, e con il supporto di una piccola cooperativa di coupeurs de canne, dislocata, invece, a Grande Terre, Le Moule per la precisione.

La distilleria, organizzata nei locali del microbirrificio, prende il nome di Papa Rouyo, già primo proprietario del terreno, ed antenato di Monsieur Galli, un centinaio d’anni or sono, e si vuol nettamente distinguere dal panorama Gwada-tradition per un motivo a me caro e legato alle origini dell’agricole, l’alambicco discontinuo, e, va da sé, per l’artigianalità.

Vi capitiamo, dopo qualche peripezia per trovare il luogo, in una caldissima mattina: del resto sappiamo che almeno si fa birra, quindi la speranza del refrigerio è vicina.

Ci accolgono Joris, il responsabile del progetto, e Xavier Piron, che, credetemi, è la cosa più sbagliata al mondo definire “brand ambassador”, almeno nell’attuale concezione: Xavier si è formato in enologia, è un esperto ed amante di distillati, notamment anche di whisky (innamorato di Springbank e di Islay), tanto che abbiamo davvero potuto parlare di una gran varietà di temi con lui, oltre ad addentrarci nell’idea che sostiene questa nuova realtà: portare nel bicchiere terroir, qualità, fermentazioni e invecchiamenti controllati e necessari alla creazione di un rhum agricole che, negli anni, possa continuare ad affermarsi.

Partendo dal terroir, la scelta di esser sostenuti da canna da zucchero e planteurs residenti in Grande Terre non è affatto scontata: l’ala destra del papillon Guadeloupe infatti consente, grazie al suolo calcareo ed allo stress idrico continuo, una ottimale ed altissima concentrazione zuccherina, resa ancor più preziosa dall’utilizzo di canne di qualità antica e pregiata (canne rouge R579, canne bleue B69.566, e canne matos B80.0689), raccolte esclusivamente a mano, quindi nel momento migliore della maturazione. Le canne vengono pressate sul posto in moderni moulins, ed il succo viene subito condotto ad esser fermentato in cuves a temperatura controllata presso la distilleria.

Mentre parliamo cominciamo un piccolo tour, non senza aver degustato tre ottime birre artigianali che subito ci rinfrancano. La sala dedicata alla distilleria è la stessa in cui si trovano le cuves di fermentazione del reparto brassicolo, ma tutto è separato: il lato destro è infatti dedicato interamente al rhum, e, oltre a quattro cuves a temperatura controllata per una fermentazione lenta e ottimale, lo spettacolo vero che si apre ai nostri occhi è quello offerto da due splendidi alambicchi discontinui in rame lucente, wash still e spirit still, costruiti da Honoré, in Francia, che garantiscono una distillazione in due passaggi in circa 16 ore di tempo: i processi, così come l’impostazione del taglio di teste e code, sono guidati elettronicamente, ed un display mostra la configurazione corrente, impostata dal master distiller, di origine americana, che sovrintende al processo. Nessuna colonna di rettifica, solo tante prove, fino a giungere ad un distillato, che, degustato in uscita di alambicco prima a 52%abv (prima distillazione), poi a 70% abv (seconda distillazione), ha carattere, corpo ed untuosità da vendere, e quell’aspetto, che poi ritroveremo degustando il primo riposo in acciaio, al contempo fine e di grande impatto aromatico.

Il tour prosegue in quello che è l’attuale, e futuro, magazzino per gli invecchiamenti, dove, oltre a due tank di acciaio per il riposo dei bianchi, sono accatastate circa una sessantina di botti, di diversa tipologia, in maggioranza di rovere europeo, perlopiù di Vinet e Quintessence, a tostatura media e dolce, oltre a qualcuna che ha contenuto Cognac: i primi invecchiamenti vedranno la luce sul mercato nel 2024, mentre per il bianco l’attesa sarà ancora breve: infatti si parla del prossimo Luglio 2021, con la formula “serie limitée”, sulla Francia metropolitana.

Il locale ha soffitti molto alti, una grande capienza, ed è ben coibentato, visto il clima torrido di questi luoghi, dove la parte degli angeli fatica a scendere sotto il 10%.

Degustiamo insieme proprio il bianco che sarà a breve messo in bottiglia, che ci stupisce per l’iniziale sbuffo floreale, molto fine, ma che, subito dopo, arriva diritto, con una bella grassezza vegetale, quasi funky, che ne fa un prodotto davvero poco Gwada, e, di sicuro, nettamente distinguibile. Un agricole interessante da consumare neat, che si presta a rendere un punch, o un cocktail più complesso, altrettanto di carattere.

Anche i primi invecchiamenti, pur giovani, dimostrano che la sperimentazione con legni di qualità e buona varietà, portano ad un rispetto e ad una esaltazione del timbro forte e maturo del distillato: sia io che Virginie ci siamo trovate a definirlo positivamente “maschile” per riassumerne le caratteristiche inusuali e “potenti”.

In spirito di grande generosità, Xavier e Joris ci fanno degustare diversi campioni, e raccolgono le nostre osservazioni con sincero interesse: in fondo per loro è un mondo nuovo, e la strada, pur se iniziata davvero in grande stile, è ancora tutta da percorrere.

C’è una bella sintonia tra queste mura, e ci sentiamo davvero di dire che, al di là della bellezza estetica della distilleria, sembra proprio l’inizio di una storia che, come tutte quelle che catturano davvero, unisce il passato ed il presente in un fil rouge di genuina continuità.

Se per caso capitaste in Guadalupa, insomma, cercate di non perderlo, questo piccolo gioiello, che tra l’altro è dotato di una bella sala degustazione, e anche, perché no, di un interessante e defaticante reparto birre, sempre utili dopo aver degustato rhum ad alta gradazione o dopo i chilometri sotto il sole, ma, soprattutto, seguitemi, in questi giorni, perché, come sapete, Papa Rouyo non è la sola, e non è la prima distilleria con alambicco discontinuo di Guadalupa: in quel di Marie-Galante, infatti, già dal 2007, un ragazzo veneto distilla, con cura maniacale, puro succo di canna da zucchero eccezionale, sotto la guida del maestro Capovilla.

Questi ultimi giorni poi sono proprio cruciali, perché il nostro Michele Lunardon sta ultimando la preparazione della spedizione del Rhum Rhum bianco e del nuovo, eccezionale, Liberation, che saranno presto messi in bottiglia, per la gioia di tutti noi appassionati.

A presto, quindi, su queste pagine, e, mi raccomando… Stay tuned:-)

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