Alambicco Discontinuo in Gwada, le origini: Marie Galante e Rhum Rhum, la rifondazione di un mito

Marie Galante mi attende sola quest’anno, dopo qualche peripezia: manco da tre anni ormai, e la nostalgia mi guida gli occhi oltre il braccio di oceano che il traghetto delle 7 del mattino solca deciso.

Il giorno si apre tardi al sole, quasi in dirittura d’arrivo: faro amico sul porto e sui suoi graffiti colorati, sempre uguali, solo un po’ consunti, come i visi dei pescatori sulla banchina. Il mio cuore è ancora lì che mi aspetta, indolente e selvaggio, così come l’avevo lasciato.

Mi affretto all’autonoleggio per ritirare il solito pandino tuttofare e mi dirigo, attraverso Grand Bourg ed i campi di canna da zucchero in piena maturazione, verso Saint Louis, Senlwi, dove ho affittato l’appartamento di una vecchia conoscenza. Il mio primo desiderio è vedere il mare, che, da quel lato, è Mar Dei Caraibi, in tutti i suoi colori sovrannaturali, poi le case un po’ decadenti ma colorate, il molo, le barche alla pesca e tutte le care cose che avevo lasciato. Vagolo un po’, per riprendere fiato, in attesa della casa, e alla fine faccio anche un bagnetto nelle acque calde e trasparenti della baia.

Ho un enorme bisogno di riposare, ed il sonno mi cade addosso non appena tocco il letto, cullata dal gracidio delle prime grenouilles.

Quando mi risveglio è già sera, ed il cielo è illuminato da una gran sfera lunare. Un caro amico, ben noto al popolo del rhum, mi attende per una birretta in spiaggia, un po’ arrangiata, visto il coprifuoco ancora attivo: Michele Lunardon, mastro distillatore del rhum migliore al mondo, il primo ad esser prodotto con alambicco a ripasso su Gwada, è sull’isola da un po’, per portare a termine lo spostamento del cuore operativo di Rhum Rhum dalla distilleria Bielle, posta al centro dell’isola, alla nuova sede, ora collocata presso la Distilleria Père Labat, proprio dal lato di Saint Louis.

Mi racconta un po’ delle ultime vicissitudini: il déménagement, che dura dall’inizio dell’anno, è stato piuttosto laborioso, e Père Labat, per chi non vi fosse mai stato e non avesse idea alcuna degli spazi, è un luogo che richiede mille attenzioni per poter lavorare agli standard cui Michele ed il maestro Capovilla sono abituati.

È una distilleria piccola, dal fascino un po’ decadente, che, di prima mattina, può anche sembrarvi un luogo, se si tralascia l’attiguo shop ed il ristorante, quasi completamente abbandonato: gli operai iniziano ad arrivare piuttosto tardi, e grandi cataste di canna da zucchero tagliata campeggiano davanti all’ingresso dello stabilimento, dove mulini e colonne tacciono almeno sino a metà mattinata, sempre ammesso che sia il giorno in cui si decide di distillare. Nei dintorni, ai bordi dei campi e della foresta, come in una sorta di museo all’aperto assolutamente casuale, giacciono i relitti dell’antica usine sucrière: caldaie, ingranaggi, ruote, in ordine sparso, alcuni quasi inghiottiti dalla vegetazione, altri ancora ben visibili.

In questo tropicale e lento universo, ricollocare un gioiello di efficienza e perfezione come Rhum Rhum non è stata impresa da poco: l’ultima distillazione effettuata presso Bielle, in condizioni decisamente differenti, risale ormai a quattro anni or sono, e, dopo più di due anni di andirivieni legali, si è infine deciso che il luogo deputato ad accoglierla dovesse essere proprio questo.

Lo spazio operativo dedicato è stato ricavato sul lato posteriore del capannone, sotto un carbet creato ex-novo per ospitare i due celebri alambicchi Muller (1200 litri il più grande, per la prima cotta, 400 litri il ripasso) e le cuves di fermentazione a temperatura controllata. Più in fondo, mi spiega Michele, si è organizzato il magazzino per l’invecchiamento, attiguo a quello ufficiale di Père Labat: all’interno vi è spazio per ospitare 180 botti, selezionate con cura una ad una, tutte ex-vino francese, ma rigenerate e raschiate completamente, quindi portate a tostatura medio/leggera. Uno spazio aggiuntivo per altre 50 botti resta a disposizione presso Karukera, su Basse-Terre.

Non mi resta che fare un sopralluogo, accompagnata dalla mia guida speciale: ci organizziamo per la domenica mattina, in occasione della visita di una delegazione del Rhum Club Guadeloupe, desiderosa anch’essa di poter sbirciare la nuova collocazione della distilleria e fare qualche domanda a Michele.

Père Labat, sonnecchiante statua di lamiera nella mattinata afosa, sembra ancor più deserta la domenica: al mio arrivo Michele è già lì, un po’ come tutti i giorni del resto, ad aprire i battenti, fare pulizia, controllare il magazzino. È atteso a giorni un container per trasportare le due ultime magnifiche creature in Europa per essere finalmente messe in bottiglia, per la gioia di tutti noi che le attendiamo da un po’: si tratta dell’ultimo bianco distillato a Luglio 2017 e del nuovo Libé 2021, basato sulle raccolte del 2011 e 2012. Per il momento riposano nel loro vascello d’acciaio, ma oggi, eccezionalmente, ci sarà la possibilità di assaggiarli, ed io non vedo l’ora.

Visto che il gruppo è in ritardo, posso utilizzare il tempo per fare qualche domanda in più a Michele, sotto lo sguardo benevolo dei due Muller, ancora senza la parte terminale, che si apprestano a ricominciare a brevissimo la loro avventura: si conta infatti di iniziare con le prime prove proprio in Agosto, e con la vera e propria campagna di produzione a partire dal 2022, riportandosi al regime standard di 2400 litri di succo lavorato al giorno, a dare circa 200 litri di rhum agricole a 80% ABV. Ricordo qui che Rhum Rhum, come pochi altri agricoles al mondo, è prodotto a partire da puro succo non diluito con acqua durante l’estrazione. La diluizione, o meglio, il brassage, avviene solo a prodotto finito, e con acqua del cielo.

La canna da zucchero destinata a produrre il vesou che entrerà poi nelle cuves di fermentazione a temperatura controllata, sarà accuratamente selezionata sin dall’origine della filiera: verranno reclutati solo planteurs scelti per la loro abilità, che consegnino la canna della qualità desiderata, nel tempo previsto e possibilmente a spalle d’animale, come avveniva agli inizi della storia del rhum.

Per le operazioni relative all’estrazione del succo si utilizzeranno i moulins di Père Labat, che verranno completamente dedicati, in giorni selezionati, a Rhum Rhum: in questo modo si attuerà una sorta di catena di produzione parallela e completamente separata, pur condividendo lo stesso “suolo aziendale” e le stesse facilities.

Il magazzino è posizionato in fondo, al confine con il locale di imbottigliamento di Père Labat: dietro, un morso vivo di foresta vergine, come un piccolo polmone che speriamo mantenga la parte degli angeli ad un livello accettabile, anche se, come in Basse-Terre, qui ci si aggira tra il 9 ed il 10% annuo, e l’area di Saint Louis è, agli effetti, una delle più afose di Marie Galante.

Mentre parliamo e scatto qualche fotografia, arriva finalmente il nutrito gruppetto di Rhum Club Guadeloupe, e comincia il piccolo tour: Michele viene intervistato e filmato, ed infine, per la gioia incondizionata di tutti, estrae dai tank di acciaio un po’ del Rhum Rhum bianco 2017 e del nuovo Libé 2021: per la degustazione, occupiamo il bar del piccolo shop della distilleria, che si trova proprio all’ingresso, ed aiuto Michele nel servizio. Cominciamo chiaramente dal bianco, che ha beneficiato di più di tre anni di riposo ed è attualmente misurabile attorno attorno agli 80% ABV: una vera delizia che stupirà anche chi conosce par coeur la carte orange: morbidissimo, succoso e agrumato, sviluppa pian piano, al naso, nonostante il bicchiere piccolo, tutte le sue note di frutta bianca, in incipit, poi di frutto della passione, spezie dolci ed infine, il lungo assolo di anice e mandorla tostata. Al palato, la ricchezza si riproduce e risuona ingigantita, diventando ancora più profonda nelle spezie e nella parte vegetale. Cuore cristallino e spalla larghissima, un Rhum Rhum in eccezionale spolvero, che sono sicura resterà tra le annate migliori in assoluto.

Con grande soddisfazione della platea, passiamo alla degustazione del Liberation 2021: il colore è un magnifico oro antico, molto brillante e caldo, poco ligneo e più solare rispetto al colore del 2017. Verso la quantità da degustazione ad ognuno dei presenti, e metto da parte la mia, per potergli dare agio, pur nel calice un po’ penalizzante, di allargarsi meglio. Attorno vibra un senso di generale soddisfazione, e quando metto il naso sul bicchiere capisco bene il motivo: chiunque conosca bene i Libé, sa che ognuno di essi è una creatura davvero a sé, ma la predilezione globale della folta schiera di estimatori di questo rhum vieux, che dichiara in etichetta, con estrema indipendenza dal sistème, solo la data di “liberazione” dalla botte, generalmente si attesta tra due edizioni, la 2010 e la 2012. Ebbene, cari appassionati, sappiate che non siamo affatto lontani da quelle meravigliose espressioni: è già un rhum magnifico, immaginatelo tra qualche tempo in bottiglia! Naso molto caldo, come il colore, tutto giocato sulle note della frutta rossa, direi cérise pays, poi sulla parte tropicale, molto ricca e consistente: petit ananas, banana arrostita, guava, un po’ di cocco, e su di un gran tappeto di spezie, girofle, muscade, anice stellato a dar lunghezza e freschezza, insieme ad un accenno interessante, anche se davvero passeggero, di vernice e caucciù. Bref, è un gran Libè, e anche in bocca, torna tutto: lunghissimo ed estremamente caldo, ma pacato, nonostante stiamo degustando il grado pieno (viaggiamo a circa 60% ABV): si arrotonda ancor più, se possibile, la parte olfattiva, con note grasse di caramello o forse flan coco, e si aggiunge complessità al reparto spezie. Il legno è perfettamente integrato, ed il lungo sonno in acciaio ha dato sicuramente modo a questa bella addormentata di ridestarsi ancora più affascinante.

L’apprezzamento generale ed unanime dei ragazzi di Rhum Club Guadeloupe non ci ha fatto muovere dal bancone per un po’: Michele, con grande pazienza e disponibilità, ha risposto a mille domande e curiosità, e ognuno di noi ha lasciato, quel giorno, la distillerie Père Labat molto più ricco di nozioni e meraviglie degustate.

Qualche giorno dopo, nonostante uno sciopero dei marins pêcheurs, causa prezzo del carburante, che ha impedito la partenza di molte imbarcazioni da e per Marie Galante (e stava impedendo anche il mio ritorno, cosa comunque trascurabile), il container per il trasporto di queste due meraviglie in Europa è finalmente arrivato, quindi, come sempre, seguitemi! A breve tutto questo sarà finalmente a nostra disposizione, e soprattutto, la nuova produzione inizierà, come detto, in tempi molto brevi.

Il miglior rhum del mondo ha finalmente ritrovato casa!

Ora contiamo su Michele e sul Capo per dar voce ad una bellissima storia che riporta tutto al punto d’inizio: metà settecento, alambicco discontinuo, rhum z’habitants, ed ora, ancora una volta, Rhum Rhum.

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