Fattoi – una famiglia toscana che fa il vino

Capita a volte la fortuna di passare un weekend in Toscana, nella zona che dalle Crete Senesi volge a Montalcino: un luogo stupefacente per la luce calda ed il paesaggio a tratti lunare, a tratti verde grigio di ulivi e, verso Montalcino, intessuto di vigne che s’intrecciano ordinate e continue, sotto l’ombra vigile del Monte Amiata.

Difficile non cedere ad una visita al centro storico di Montalcino, ed ancor più non pianificare almeno una visita in cantina (nel mio caso impossibile!).

Detto che la collina di Montalcino rappresenta una delle zone di eccellenza per l’Italia del vino, ed i produttori non devono certo contendersi i visitatori, che sono sempre molto numerosi, se si ha la fortuna di aver qualche contatto, si può riuscire a ritagliare una visita interessante e non squisitamente “commerciale”.

Tra i Brunelli che trovo “riconoscibili” e legati al mondo dell’artigianalità, con una forte impronta tradizionale ed il necessario sguardo al futuro, amo particolarmente quello di Fattoi: le sue vigne, volte al mare, ad una quota collinare in cui argilla e scheletro si compenetrano, consentono di sviluppare vini dall’apprezzabile concentrazione fenolica, e dal corpo elegante ma muscoloso, anche grazie alla scelta del cordone speronato singolo, e di un particolare clone di Sangiovese grosso, a grappolo più spargolo.

Due righe il giorno prima son sufficienti, e Lucia Fattoi, gentilissima, mi aspetta per visita e degustazione, en solo.

E’ un mattino di Giugno caldo e secco, e la strada che si inerpica per la collina di Montalcino passa attraverso boschi di noccioli e querce e si apre man mano ai vigneti: ecco, sulla sinistra, il candore della Pieve di Santa Restituta (e dietro, la tenuta di Angelo Gaja), poi la strada si fa sterrato, ma non scomodo, semplicemente ghiaia e terra campestre, e, ad ogni filare, una pianta di rose, di vario colore, un tempo ritenute utili per individuare, con un certo anticipo, parassiti e afidi che potessero attaccare le viti, fino ad arrivare in località Capanna.

Qui sorge il bel casale di Fattoi, adibito a cantina e luogo di ricevimento, e, sopra di esso, una delle abitazioni, mentre l’altra è esattamente di fronte, vigneti ed ulivi tutt’intorno: è una tranquilla corte Toscana, di pietra color tramonto, in cui vive una famiglia interamente dedita, fin dagli anni ’60, alla viticoltura ed alla produzione di olio, e l’atmosfera che si respira è proprio quella familiare, semplicemente accogliente.

La stessa semplicità e cortesia la trovo sul viso di Lucia, una giovanissima leva, classe ’85, col piglio deciso di chi, però, tra vigna e cantina ci vive e ci lavora fin da piccola, a supporto del padre, dello zio e del nonno.

Entriamo molto velocemente in sintonia, mentre ci fa accomodare in saletta degustazione, parlando di viticoltura, Toscana e… gatti! Poco prima ha illustrato i prodotti ad altri due visitatori, usciti visibilmente soddisfatti (eh, lo so!): in degustazione, il Rosso di Montalcino 2017, I Brunelli rispettivamente 2013 e 2014, anche se noi avremo la fortuna di poter assaggiare anche la fantastica riserva 2012.

Il primo ad esserci versato è ovviamente il Rosso di Montalcino 2017: la produzione media è di 125hl/anno, quindi poco meno di 20 mila bottiglie. Il Rosso affina parte in acciaio e parte in legno, dopo una macerazione in media di 15 gg, poi svinatura e sgrondatura. L’inizio dell’affinamento parte in primavera, con l’acciaio, dove si effettua anche malolattica, poi il legno grande lo accarezza fino all’autunno.  

Nel bicchiere, il vino è un rubino denso dai mille riflessi luminosi, che preannunciano freschezza del frutto: in effetti il naso è dominato da belle note di piccoli frutti rossi e marasche, che si ritrovano completamente in bocca, in tutta la loro vitalità, con un gradito corredo di spezie leggere. Nel complesso, un vino asciutto e nervoso, molto equilibrato, ma, forse a causa dell’annata, meno rotondo e più corto del 2015 che avevo in memoria. Gran bel compagno, tuttavia, della cucina toscana di campagna: penso ai pici al ragù, ad un pecorino semi-stagionato ed ai crostini con i fegatini.

Eccoci ai due Brunelli più recenti, 2014 e 2013, in attesa del 2015 che già si preannuncia grande annata, forse anch’essa da Riserva.

Il Brunello di Fattoi, dopo una macerazione più lunga (in media 20 gg.) effettua un primo affinamento in acciaio, per poi andare in botte grande (40 hl) per i primi 3 anni, ed in tonneau per i restanti due, in totale 5 anni, come da disciplinare, ma con ricerca di complessità e pulizia nel cambio di legno. Completa la maturazione qualche mese in bottiglia. Si producono circa 30.000 bottiglie l’anno.

Partiamo, per minor complessità, dal Brunello 2014, annus horribilis soprattutto qui in Toscana, in cui, i vini che ho assaggiato, se ben fatti, avevano tutti caratteristica di minor capacità d’invecchiamento e maggior “immediatezza” (inclusi mostri sacri come Sassicaia), pur non perdendo eleganza.

Il Brunello 2014 Fattoi non sfugge a questa constatazione: è un vino già maturo alla degustazione, come ci anticipa il colore, granato un po’ scarico. La nota distintiva, che accompagna i Brunelli Fattoi come un marchio, quella di macchia mediterranea, è presente, ed il vino è equilibrato ed elegante nelle sue componenti di frutto scuro in composta, spezie, cacao/caffè, ma non cattura al sorso, come altre annate già degustate, pur risultando molto centrato e riconoscibile.

Diverso il discorso per il Brunello 2013, dove la maggior profondità anche di colore, data dalla più alta estrazione, è evidente, e quasi barocca: come un tessuto di broccato, che mostra le sue doti in ampiezza, quando è disteso, così questo Brunello si lascia svolgere poco a poco, per rivelare, in più, anche note scurissime e boschive, di rabarbaro, fumo, terra e aghi di pino. Forse poco “muscolare” e più grasso, tuttavia un gran vino, da accompagnare a piatti altrettanto sontuosi e complessi, anche di selvaggina: un Brunello che mi ricorda, a tratti, l’opulenza del 2010, senza averne completamente il nerbo.

La degustazione sarebbe stata anche conclusa per tutto il resto del mondo, non fosse che Lucia, gentilissima, aveva in serbo per me niente meno che la riserva 2012, un vino magnifico, ed un’annata che, come testimonia la volontà di crearne una riserva, è decisamente una delle migliori, come lo erano state 2010 e 2008. Complessivamente, un “riserva” matura un anno in più in tonneau, e si completa con l’affinamento in bottiglia successivo, anche se il grande lavoro è sulla gestione dei vigneti e sulla selezione delle uve.

Il colore granato scuro, sanguigno, impenetrabile, ci racconta, già allo sguardo, di un vino complesso e seducente: le prime note al naso evidenziano la gioventù estrema del vino e la freschezza del fiore (violetta) e del frutto, accompagnate dai consueti accenni silvestri, ma scendono subito in profondità con sbuffi scuri di cioccolato, caffè, spezie orientali, terra e incenso. Un naso di rara eleganza ed originalità. Il palato risulta ampio e multiforme, mantenendo le belle note terziarie, ma restando nervoso e snello grazie alla sapidità accentuata: un Brunello longilineo e molto persistente anche in retrolfattiva, dove le note d’incenso e di aghi di pino lasciano un lungo ricordo. Da bere subito ma anche da conservare in cantina. Un gran vino “da meditazione”.

La degustazione ci lascia soddisfatti ed affascinati, così chiedo a Lucia di poter fare un piccolo tour della cantina e del vigneto più prossimo ad essa: la cantina è di discrete dimensioni, divisa in tre zone, la prima dedicata a imbottigliamento, confezionamento ed etichettatura, una seconda alle prime operazioni ed ai serbatoi d’acciaio, e, più oltre, c’è la bottaia, silenziosa e semibuia, col suo soffitto in legno, il pavimento in cotto ed i muri in pietra: un insieme che coniuga tradizione, con le sue grandi botti da 40 Hl., e modernità, con apparecchiature di ultima generazione per imbottigliamento, etichettatura, travasi e diraspo: si percepisce la cura dietro ogni singolo passaggio della produzione, che è propria di chi lavora ogni giorno il suo più grande tesoro.

Usciamo in vigna, la più prossima, tra i 10 ettari complessivi della proprietà: l’impianto è a cordone speronato, molto corto, ed una seconda potatura verde è già in atto, a causa delle piogge che recentemente sono state abbondanti, e han reso necessario intervenire per sfoltire e garantire giusta insolazione e qualità ai grappoli. L’età delle viti è, in media, di 20 anni, ma ci sono magnifici esemplari degli anni ’70, tra un filare e l’altro: il sangiovese grosso è una pianta rustica, con nodi enormi e massicci, come braccia poderose che salgono dalla terra, capaci di caricarsi di grappoli lunghi e pesanti, un po’ come un contadino d’altri tempi, abituato a differenti fatiche quotidiane.

Più sotto, si estende l’oliveto di famiglia, da cui L’Azienda Fattoi produce da sempre olio Extravergine di oliva, che Lucia, gentilmente, ci ha fatto degustare: è un olio particolarmente fruttato, molto basso di acidità, ottenuto dalle classiche varietà toscane, Leccino, Frantoio e Moraiolo, molite a freddo presso il frantoio di Montalcino.

Altra produzione di pregio è la Grappa di Brunello, nelle versioni bianca e barricata: le vinacce fresche provenienti dalla lavorazione del Brunello, vengono conferite ad una distilleria di zona, Nannoni Grappe, molto nota per produrre distillati di gran qualità. Assaggio le due grappe: mi porterò a casa la versione bianca, che trovo davvero gradevole e ben fatta, con molti ricordi della parte aromatica così peculiare all’uva qui coltivata.

Oltre alla grappa, prima di salutare Lucia e ringraziarla per la squisita accoglienza, non posso non acquistare qualche bottiglia di Rosso e Brunello per me stessa e per gli amici.

Il prezzo, per prodotti di tale qualità, è decisamente interessante, anche nelle enoteche e on-line, ma vi consiglio caldamente una visita in cantina: vi sentirete accolti come in famiglia.

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