Cristal 2008 Uncorked

Di Cristal 2008 si è parlato enormemente, negli ultimi tempi: uno champagne valutato 100/100 da James Suckling e Wine Enthusiast mentre è ancora all’inizio della sua lunga vita, è una cosa piuttosto singolare, per non dire unica.

Lo stesso Jean-Baptiste Lécaillon, Chef de Cave della Maison Roederer, sostiene che questo sia il miglior Cristal che ha creato finora, e che, forse, solo il 2015 lo supererà: “Si beve già benissimo oggi, è un ragazzo, ma può invecchiare 20-30 anni, ci ha messo 10 anni per aprirsi e non ci sono dubbi sulla sua longevità”.

Lecaillon, infatti, decide, eccezionalmente, una volta compresane la stoffa, che questo Cristal deve restare in bottiglia almeno 10 anni, prima dei dégorgement, a dispetto della famosa regola dell’8 che si dice governi l’uscita di Cristal sul mercato (8 anni di bottiglia, 8 mesi di riposo dopo la sboccatura e 8 gr/lt di dosage): ne vengono fatti due consecutivi, uno a Settembre 2017 (a guisa di test), ed un secondo a Gennaio 2018, commercializzato, che è anche quello delle bottiglie in mio possesso.

Non è uno Champagne difficile da trovare, buona notizia per noi, ma, vista la fama accumulata in così poco tempo, probabilmente lo diverrà in futuro.

Da parte mia, avendone appunto a disposizione due, e potendo conservare la seconda per un confronto tra – almeno, mi dico – 10 anni, decido, per una occasione speciale, di aprirla.

La mia, pur breve, esperienza del mondo Cristal, anzi, se volessimo usare il termine corretto, del “Domaine Cristal” (45 parcelle eccezionali, tra Pinot Noir e Chardonnay, tutte classificate Grand Cru, tranne Mareuil sur Ay, Premier, la metà ormai condotta in regime biodinamico), mi ha permesso di poter operare qualche confronto, e di non poter far altro che testimoniarvi che siamo di fronte ad un vero capolavoro di compiutezza ed eleganza, uno Champagne senza sbavature, dalla profondità incredibile, pur se estremamente giovane. I 100/100 non sono che un numero, ma saper immaginare il futuro evolutivo di un grande vino è a volte semplice, a volte molto meno. Nel caso di questo, direi, pochi sono i dubbi, e pochissimi i paragoni che mi vengono a mente, tra le annate che ho avuto la fortuna di degustare: forse, simile per ampiezza, lunghezza e precisione, ma goduta già ad un livello di maturazione molto superiore, l’unica annata che mi sembra avvicinarvisi è la fantastica 1996.

Il blend, in questo caso, è 60% Pinot Noir e 40% Chardonnay (nel 1996, invece, il Pinot era in percentuale del 55%, ma il bilanciamento cambia ogni volta in funzione dell’annata e delle sue caratteristiche). Il dosage rispetta il paradigma ed è dell’8%. Altro dettaglio non irrilevante: sembra che questo sia il quarto caso in cui Lecaillon decide di operare la fermentazione malolattica su circa il 20% dei vins, a loro volta provenienti dalle uve di 37 delle 45 parcelle, ed una parte del loro élevage in legno. Anche Cristal 2009 aveva ricevuto un simile trattamento. Questo ve la dice lunga sul livello di acidità raggiunto da quelle uve, tale da non temere il tempo, ma bisognoso di essere in parte “smussato”.

Lo degustiamo ad una temperatura di circa 12°C, un po’ sopra la corretta temperatura di servizio, ma questo ci permette di cogliere, già da subito, molte note sottili, come quelle floreali, che di solito rimangono nascoste a temperature più basse. Nel bicchiere, che abbiamo scelto ampio, è oro lucente, dai mille riflessi, ed il perlage è fittissimo, molto persistente, a lunghe catene sinuose che non ci si stanca di osservare.

Al naso, lo sbuffo iniziale, appena accomodato nel vetro, è proprio quello floreale, un fiore dolce e intenso, come fior d’arancio o biancospino, seguito dal selvatico del miele vergine e dalla crosta di pane caldo; a ruota, arriva una bella scorza d’agrume, un arancio molto dolce, che diventa crema solo dopo qualche tempo, seguita da una intensa sensazione salina, iodata, e qualcosa di ancora più fresco e acido: è un naso che cambierà molto nel corso della serata, acquisendo note di frutta gialla, poi tropicale, sempre delicatamente acida, e, in più, la fragranza del frangipane, e che chiuderà con una sempre più profonda nota fumé, come d’incenso.

In bocca si fa strada, all’inizio, sommesso e delicato, molto teso nella sua salinità, ma pian piano ti accorgi che diventa succoso, pieno, e si allarga in note di albicocca matura, agrumi, che diventano anche qui, mango, ananas, con una punta di zenzero candito, al cambiare della temperatura. Entra, infine, una bellissima nota di frutti di bosco e fragole (è il Pinot, mi dico) ed una sensazione orientaleggiante di the verde, arricchita da quell’idea di frangipane o pasta di mandorla che avevo già percepito al naso. Chiude energico, senza sedersi un attimo, sempre vibrante ed affilato, con una idea accennata di mandarino e fumo, e quella lunghezza sconcertante di sale marino che moltiplica il desiderio di gustarne un altro sorso.

Non conosco il calcolo che c’è dietro ai centesimi di un voto, e di certo i critici avranno prodotto un fantastilione di note di degustazione, per farli arrivare al concetto dei “cento-centesimi” e della “perfezione-o-quasi”; io, per me, non so trovare una definizione diversa da “indimenticabile” per questo Champagne: un vino che ti fa dire, ad un certo punto, “al diavolo le note di degustazione!”, ti prende e ti trasporta in un oceano di sensazioni sempre più fitte ed intense, che fai fatica a scordare per lungo tempo.

Per la cronaca, il giorno dopo, da quella bottiglia, l’enfant terrible bevuto la sera prima, faceva ancora capolino, desideroso di far conoscere il proprio carattere, distribuendo a piene mani, e senza stancarsi, crema di agrumi, miele e iodio. Cosa volere di più da un vino? Probabilmente nulla.

Per chi non avesse ancora avuto la fortuna di bere questo capolavoro, e non ne conoscesse bene la storia, faccio un piccolo salto all’indietro nel tempo, esattamente al 1867: lo zar Alessandro II di Russia, celebre bon vivant ed amante dello Champagne, ordinò alla Maison Roederer la creazione di una cuvée di prestigio, da offrire in occasione della famosa Cena Dei Tre Imperatori (lui stesso, il Principe Otto Bismarck ed il Kaiser Guglielmo I di Prussia) organizzata a Parigi, luogo d’elezione per la nobiltà russa, presso il Café Anglais: la cena si svolse in concomitanza con l’Exposition Universelle, e lo zar, ossessionato d’esser oggetto di tentativi di assassinio, richiese alla Maison di realizzare una bottiglia totalmente trasparente e dal fondo piatto, che non potesse celare alcuna minaccia all’interno: ecco nato “Cristal”, uno degli Champagne più celebri, commercializzato, con abile mossa di mercato, come simbolo di lusso, solo dal 1945, ed ancor oggi venduto nella medesima, bellissima, bottiglia trasparente.

La Maison Roederer, ancor oggi totalmente indipendente, così come altre Maison storiche, ma anche piccoli vigneron, vi attendono per un percorso di scoperta e degustazione, al Modena Champagne Experience, ormai divenuto l’evento più importante dell’anno per gli amanti delle bollicine francesi in Italia, declinato in una due giorni di imperdibili masterclass (tra cui una con Jancis Robinson, critica di fama internazionale), e degustazioni di oltre 500 etichette di Champagne, provenienti dalle 125 Maison espositrici. Per chi fosse interessato, l’evento si svolgerà presso lo spazio Modena Fiere, il 13 e 14 Ottobre prossimo, e sono previste due tipologie di biglietto d’ingresso, giornaliero o con abbonamento ai due giorni, (https://www.champagneexperience.it/biglietti.html) che vi consiglio, se volete esplorare il maggior numero possibile di produttori ed etichette: è davvero una esperienza imperdibile, che rende finalmente fruibile al grande pubblico la conoscenza di un prodotto, prima esclusivo e di lusso, ormai sempre più venduto e bevuto, anche in un paese, come il nostro, dove è radicata una importante tradizione spumantistica.

Santé!

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